Quando ho deciso finalmente di scrivere del Rione Sanità non ci ho pensato due volte, ho chiesto aiuto alle Cantastorie per poter racchiudere in un unico articolo cosa vedere in questo particolarissimo rione di Napoli.

Tanti sono i pregiudizi che avvolgono il Rione Sanità, ma negli anni l’evoluzione è stata più che positiva e accompagnati dalle guide giuste ci si riesce ad immergere nella vera atmosfera napoletana.

Mi piace immaginare Napoli suddivisa per borghi, piccoli quartieri storici dai quali si è poi sviluppata la città che conosciamo oggi.

In questo modo riesco anche a raccontarvela meglio in quanto più vicina al tipo di itinerario che di solito propongo.

Un itinerario lento e alla scoperta del territorio, anche in città.

Le Capuzzelle del Cimitero delle Fontanelle al Rione Sanità

La Storia del Rione Sanità

Il Rione Sanità è uno dei quartieri più colorati e folkloristici della città di Napoli.

Ha visto crescere tra i suoi vicoli il principe della risata, Antonio de Curtis, in arte Totò.

La valle – che in epoca Greco-romana era situata al di fuori delle mura della città – fu scelta come necropoli e area cimiteriale.

Infatti, al di sotto di alcune moderne abitazioni, sono ancora visibili i resti degli ipogei ellenistici.

Le cosiddette Tombe dei Cristallini ne sono una celebre testimonianza, con i suoi affreschi ancora perfettamente conservati e diverse iscrizioni in lingua greca.

Il quartiere – dal Basso Medioevo fino agli anni ’60 – continuò ad essere invaso da fiumi di detriti e fango che scaturivano dall’erosione delle colline circostanti detti Lave dei Vergini e che – a causa di una grave insufficienza fognaria e la pendenza del luogo – invadevano le strade del quartiere, costringendo gli abitanti della zona a rifugiarsi ai piani alti degli edifici.

L’appellativo di Vergini deriverebbe da una antica fratria greca dedita alla castità, gli Eunostidi, dal nome di Eunosto, un suo giovane membro a cui fu dedicato un tempio per omaggiare proprio la sua verginità.

In epoca paleocristiana, la zona divenne sede di numerose catacombe, tra le più famose quelle di San Gaudioso e di San Gennaro.

In epoca moderna il quartiere cominciò ad essere chiamato con il nome Sanità perché l’aria era ritenuta incontaminata e salubre, soprattutto per le proprietà miracolose attribuite alla presenza delle tombe dei Santi.

Il quartiere cominciò a svilupparsi quindi urbanisticamente a partire dal XVII secolo, in seguito anche alla costruzione della Basilica di Santa Maria della Sanità, diventando l’area prescelta da nobili e borghesi napoletani per le proprie dimore.

Nel XVIII secolo le sue strade diventarono il percorso compiuto dalla famiglia reale che dal centro della città conduceva alla Reggia di Capodimonte.

Il tragitto risultava però particolarmente tortuoso e accidentato e per questo, durante il decennio francese, si ritenne necessaria la costruzione di un collegamento diretto, il Ponte della Sanità, causando in questo modo l’isolamento del quartiere.

Cosa vedere al Rione Sanità: il Cimitero delle Fontanelle

Nella parte più alta del Rione, alle pendici della collina di Materdei, si colloca il Cimitero delle Fontanelle, nato come cava per l’estrazione del tufo in epoca greco-romana, trasformato poi in luogo di sepoltura durante la terribile epidemia di peste del 1656, e dimora, ancora oggi, di numerose anime pezzentelle.

Il cimitero accoglie ancora oggi circa 40.000 resti umani, tra cui i celebri i teschi detti capuzzelle.

All’interno del quartiere è infatti particolarmente vivo l’antico culto, tutto napoletano, delle anime del Purgatorio, che consiste nel pregare le anime senza nome affinché siano liberate ed abbiano accesso al Paradiso, ricevendo in cambio delle grazie.

Le Catacombe di San Gaudioso al Rione Sanità

Poco oltre il Ponte della Sanità – dedicato alla partigiana Maddalena Cerasuolo – si staglia la monumentale Chiesa barocca di Santa Maria della Sanità, conosciuta ai napoletani come la Chiesa d’o Munacon: al suo interno, infatti, è custodita la statua miracolosa del domenicano San Vincenzo Ferrer, a cui si attribuisce la fine del colera del 1836.

Precedentemente alla Chiesa era qui collocata una casa rurale.

Durante i lavori di restauro della villa venne riportata alla luce un affresco della Madonna risalente al V-VI sec e il proprietario decise quindi di trasformare la sua cantina in un luogo destinato al culto mariano.

Con l’arrivo dei Domenicani si procedette alla costruzione della chiesa volta però a preservare la cripta ritrovata.

Originale è l’idea di innalzare l’altare maggiore, con una monumentale scala a tenaglia, sopra la cappella da cui si accedeva alle catacombe, che viene così incorporata come in un reliquiario nella zona presbiteriale.

Queste catacombe, in cui veniva praticato per i defunti il rito della scolatura, sono dedicate a San Gaudioso, vescovo originario della Tunisia, che fu cacciato dalla sua terra natia durante le persecuzioni e che giunse miracolosamente sulle coste napoletane.

I Palazzi monumentali del Rione Sanità

Lungo la strada che conduce al Borgo dei Vergini, sede del mercato rionale, si possono ammirare diverse dimore nobiliari.

Particolarmente affascinante è Palazzo Sanfelice, dimora dell’architetto Ferdinando Sanfelice soprannominato “Lievat’ ‘a sott’”, per la particolarità dei suoi progetti, e che si occupò della sua costruzione. 

Suggestiva è la scala ad ali di falco, i cui scalini sono rivestiti in pietra di Lavagna in onore della moglie dell’artista, originaria del piccolo paesino ligure.

Si staglia anonimo lungo la strada l’antico palazzo nobiliare de Liguoro di Presicce, costruito nel XVI secolo come villa extra urbana di riposo e trasformato poi in residenza.

Il palazzo è legato alla figura di Sant’Alfonso Maria de Liguori, celebre autore e compositore nel dicembre del 1754 dell’inno natalizio “Tu scendi dalle stelle”, tratto dalla versione napoletana “Quanno nascette Ninno”.

Non a caso, ancora oggi, alla base della scala a doppia rampa è conservata una piccola statua in gesso del Santo.

Nel cuore del Borgo dei Vergini, si affaccia il monumentale Palazzo dello Spagnuolo, costruito nel 1738, probabilmente dall’architetto Francesco Attanasio, anche se da sempre il palazzo è ritenuto opera di Ferdinando Sanfelice, per la somiglianza con lo scalone ad ali di falco presente nel suo palazzo.

Nell’arco del tempo l’edificio ha avuto diversi proprietari fino a giungere nelle mani di un nobile spagnolo da cui deriva il nome con cui il palazzo è conosciuto ancora oggi.

Frequenti erano le visite di Carlo III di Borbone, che qui ero solito cambiare i cavalli con dei buoi, unici animali capaci di portarlo fino a Capodimonte lungo la ripida via Vergini.

La dimora è stata inoltre utilizzata come set cinematografico di diversi film e serie TV, anche internazionali.

Cosa vedere al Rione Sanità: la Street Art

L’intero quartiere è decorato con opere di famosi street artist, omaggio agli abitanti del rione e che celano importanti messaggi di riscatto sociale.

Di singolare bellezza il Resis-tiamo dell’artista argentino Francisco Bosoletti, che colora una delle pareti della Chiesa di Santa Maria della Sanità.

Un monumentale abbraccio tra due giovani del quartiere i quali, grazie alla forza del loro amore, sono riusciti a superare una terribile malattia.

L’opera è inoltre l’unico esempio di murales realizzato sulla facciata di una Chiesa in Italia.

Il limite del quartiere è rappresentato da Porta San Gennaro, una delle antiche porte della città, l’unica ad essere ancora decorata con l’affresco di Mattia Preti.

L’opera, ex-voto per la fine della peste del 1656, raffigura l’Immacolata affiancata dal primo santo patrono di Napoli, San Gennaro, e da Santa Rosalia e San Francesco Saverio.

Cosa vedere al Rione Sanità con Cantastorie Tour

Consiglio la visita al Rione Sanità accompagnati dalle nostre Cantastorie – guide abilitate – che propongono un tour tutto dedicato proprio a questa zona di Napoli.

Solo così riuscirete davvero a cogliere la vera essenza e ad assaporare le suggestioni del luogo.

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Melissa De Pasquale

Melissa, giornalista pubblicista e storyteller. Vi racconto l’Italia autentica attraverso i miei viaggi a cavallo e i miei itinerari slow tra storia, borghi e natura. Vivete insieme a me questa avventura!

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