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La semina come metafora potente della crescita: ogni seme rappresenta un’idea, ogni annaffiatura un piccolo gesto di costanza, ogni giorno di attesa una prova di resilienza. Il prato fiorito che “aspetta solo di esplodere a primavera” mi ricorda che i progetti più belli richiedono tempo, dedizione e fiducia nel processo.

Questo momento risale al 2023, un anno che per me ha rappresentato l’inizio concreto di un’idea coltivata a lungo, ma anche un anno terribile di incertezza.

Un anno fatto di scelte toste e importanti, di quelle dalle quali non si torna indietro.

Decisioni che hanno richiesto coraggio, notti insonni e attacchi di panico frequenti.

È stato l’anno della presa di posizione, della preparazione del terreno e della scelta di investire energie in qualcosa che avrebbe richiesto tempo prima di mostrarsi in tutta la sua bellezza.

Ripensarci oggi significa ricordare non solo la semina fisica, ma anche quella interiore: la scelta di iniziare nonostante tutto.

Per anni ho tenuto su la testa andando dritta come un treno.
Non ho mai permesso a me stessa di mollare.

Di cedere.
Di schiantarsi.
Non potevo permettermelo.
Se mi fossi fermata sarei crollata.
Se fossi crollata allora avrei mandato tutto all’aria perché troppo forte il dolore.
Ho tenuto duro.
Sono andata avanti.
Con una resilienza che non credevo di possedere.
Non sai mai quanto sei forte finché essere forte è l’unica scelta che hai, giusto?


Così è passato il 2013, forse il momento più duro della mia vita.
Poi il 2019, terrificante.
Poi il 2022, qui forse ero già un po’ più preparata ad incassare, ma non per questo non ha fatto male.

E poi…poi sono anni e anni che non salgo a cavallo.
Sogno spesso di farlo e di stare in maneggio.

Chi non lo ha vissuto non può capire: ho passato la maggior parte della mia vita in maneggio, quando ne sono uscita ho faticato a trovare il mio posto nel mondo, non l’ho ancora superato del tutto e forse non lo farò mai (ma questa è un’altra storia per un altro momento).


Intorno a questi momenti laceranti, tanti momenti belli, tanti traguardi importanti. La certezza di avere con me in questo viaggio qualche persona speciale.

Tutto nella norma direte voi, è la vita.


Il punto è che tutto quel dolore che avrebbe dovuto uccidermi io non l’ho mai vissuto, non l’ho mai tirato fuori, non l’ho mai ascoltato perché non potevo farlo.
Dovevo guardare oltre e non fermarmi.


Ho messo in secondo piano tante altre cose, oltre al dolore.
Anche molti miei bisogni, molti miei pensieri.
Spesso non sono stata in grado di dire NO, non sono stata in grado di fermare la giostra e dire “io voglio scendere“.
Qualcosa – forse lo spirito di sopravvivenza – mi ha sempre spinto a sopportare.
Ad andare avanti.
Ho incassato spesso e porto l’altra guancia sempre.
Come se fossi una roccia e nulla potesse scalfirmi.
Vedevo chiaramente la vita che avrei voluto vivere e per renderla reale avevo degli obiettivi da raggiungere.
E l’ho fatto.

Seminando con lungimiranza e perseveranza.

La semina del mio prato fiorito che aspetta solo di esplodere a primavera.


Da quel 2013, esattamente 10 anni dopo, di risultati ne ho portati a casa tanti, anche se spesso senza neppure festeggiarli a sufficienza, come se non avessi fatto nulla di speciale, perché tanto che sarà mai.


E sapete cos’è successo? Ad un certo punto sono letteralmente esplosa. È come se avessi trattenuto il fiato per 10 anni e adesso ricominciassi a respirare.

Adesso posso farlo.

Posso scendere dalla giostra perché si è fermata per un momento.

E in quell’attimo esatto in cui ho permesso a me stessa di fermarmi, ho permesso anche al dolore di esplodere.

Tutto assieme. Tutto quanto.

Perché adesso è possibile, adesso posso permettermerlo.

E fa male, anche tornare a dolori così distanti, fa male perché non hanno mai avuto veramente lo spazio per evolversi in qualcos’altro, non hanno mai fatto il loro corso.

Lo stanno facendo adesso, tutto insieme e a mie spese.

Dolori irrisolti dentro di me che mi crollano tutti addosso all’unisono.

Non è facile e forse lo è ancora meno a 35 anni, quando non sei più una ragazzina e certi deragliamenti non puoi più concederteli.

Quando sei ancora lontana dalla vita che vorresti vivere anche se certa di aver seminato bene fino ad ora.

È così ogni giornata è uguale all’altra.
Ti chiedi quando è l ultima volta che sei stata felice.
Ti chiedi cosa aspetti per esserlo davvero.


Inoltre aggiungeteci che passo da uno stato d’animo di inquietudine e struggimento ad andare a mille all’ora molto facilmente (che bell’avventura il bipolarismo).
Delle montagne russe dei sentimenti.


Sapevo che prima o poi avrei dovuto fare i conti con tutto questo dolore, ma una parte di me credeva di averla fatta franca.
Di averlo fregato.
Di essere stata più furba, più forte.

Forte lo sono stata, questo è certo.
Ma forza è anche affrontare il dolore.
Viverlo.
E non solo andare avanti nonostante la sua presenza.
E adesso?
Adesso ho paura.
Paura di non avere più tempo.
Di essere in ritardo.
Paura di non far ripartire più la giostra.

La fiamma dentro di me però non si è spenta.
Il fuoco che brucia dentro è ancora lì e ringrazio qualsiasi Dio esista per avermi fatto nascere così.


Con questo coraggio di sentire la vita cosi tanto, questa spinta verso la forza, questa sensibilità che mi permette di gioire e commuovermi per le piccole cose, questa voglia di vivere immensa che mi porto dentro.

Mi sono fermata un attimo, è vero.
Devo affrontare diversi demoni, è vero.
Ma ho ancora bene in mente nella mia testa la vita che vorrei.
Quel prato immenso in attesa di fiorire.
Quindi adesso aspetto.

Aspetto la mia meritata primavera.

E quando arriverà non sarà solo una stagione.
Sarà la prova che ne è sempre valsa la pena.

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Melissa De Pasquale

Ho scelto una vita dalla quale non voglio scappare fatta di piccole cose, borghi e natura. La racconto qui attraverso i miei itinerari slow in giro per l'Italia. Seguite la mia avventura!

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